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DAI PRATICI AI PILOTI DEL PORTO
Per anni .il
Cardinale Alberoni, per volere della
Famiglia Corsini (Papa Clemente XII),
inseguì l’idea di creare un corridoio acqueo
naturale che fosse in grado di collegare la
città di Ravenna con il mare. Con tenacia
perseguì il suo fine e nel 1737, su sue
dirette indicazioni iniziarono i lavori di
raccordo nello scolo di Città, del canale
delle Fossine con la Baiona.Nacque così la
storia moderna del canale Corsini,
impropriamente detto Candiano e del suo
porto.
Alla
perseveranza del cardinale si sostituirono
la laboriosità, la tenacia e l’audacia dei
suoi successori, uomini di chiesa, politici,
tecnici, gente comune che si adoperarono
nelle opere successive di escavo e di
approfondimento.
Abbandonato
l’antico porto militare romano d’epoca
augustea di Classe ed il canale Phanphilio,
già da tempo languente per il costante
insabbiamento, le vele di modeste
dimensioni, a metà del Settecento,
iniziarono ad animare il traffico locale.
Alla fine di tale secolo la tortuosità del
corso originario del naviglio fu
parzialmente ridotta da ulteriori scavi
delineando così una parte dell’attuale corso
del canale. Nei primi anni dell’Ottocento i
bragozzi e trabaccoli (tipiche imbarcazioni
a vela dell’Adriatico) risalivano il
naviglio fino al cuore della città. La
Darsena prese lentamente forma ed il
crescente fenomeno dell’urbanizzazione e
dell’industrializzazione della provincia
intera, fece confluire nei magazzini appena
costruiti, merci di ogni genere. Intorno al
1810, per volere del cardinale Rivarola
iniziarono ulteriori lavori di escavo per
tutta la lunghezza del canale; fu ridotta
parzialmente la tortuosità che ancora
caratterizzava il corso del canale e furono
prolungate le palizzate guardiane
all’imboccatura. Nel 1834 iniziarono i
lavori di costruzione della strada di
alaggio che correva lungo la sponda destra
del canale. L’importanza di tale via, era
notevole: infatti consentiva ai marinai più
giovani e forti, di trascinare sotto il peso
dell’alzaia, con la sola forza dei propri
muscoli, le imbarcazioni a vela lungo il
canale. La fatica diveniva insopportabile
allorquando la corrente e il vento erano
sfavorevoli.
A metà
Ottocento ripresero i lavori di
approfondimento del naviglio per tutta la
propria larghezza, allora di soli 20 metri.
Si ridusse la tortuosità del canale
d’entrata, detto redente, poiché il suo
corso, in fregio all’abitato delle case di
Porto Corsini, correva rasentandolo. Ai
bragozzi da 25/30 ton. Si affiancarono vele
più imponenti; l’aumentare delle dimensioni
del naviglio fece si che all’uomo fossero
sostituiti i buoi, sulle cui schiene si
riversava non più il peso dei carri e degli
aratri, bensì quello dell’alaggio dei
velieri. Gli anni di fine secolo videro un
aureo fiorire di nuove e imponenti opere per
il porto: l’allungamento della darsena
(interrata nell’immediato dopoguerra), il
fabbricato della Dogana della Sanità, la
costruzione della torre farea a Porto
Corsini nel 1860. Alle opere fin qui
elencate si aggiunsero il rafforzamento
delle palizzate (sostituite in cemento
armato), la sostituzione delle fascinate di
legna verde lungo le sponde, erose dall’uso
delle eliche dei primi piroscafi. Alle vele
di piccolo tonnellaggio, che abitualmente
facevano scalo nel porto canale, si
aggiunsero i velieri d’altura ed i piroscafi
(si ricordano quelli del Lloyd Austriaco che
collegavano regolarmente nel 1878 Porto
Corsini a Trieste). Le accresciute
dimensioni delle imbarcazioni e le
difficoltà che la navigazione in canale
presentava, fecero nascere spontaneamente la
necessità da parte dei comandanti, che
toccavano per la prima volta il porto
canale, di avvalersi dell’assistenza di
Pratici locali del luogo che, conoscendo la
geografia locale, assistevano gli equipaggi
nelle navigazione lungo il canale.
Nulla era
dovuto o pattuito e la ricompensa per il
buon operato era stabilita dal comandante
della nave assistita, secondo l’economia del
bordo e la generosità del capitano.
Nel 1898 il
primo Pratico locale del porto di Ravenna,
di cui si ha notizia certa, venne iscritto
nei registri della Capitaneria di Porto.
Come la maggioranza dei pescatori, il
Pratico Trombini Gaetano abitava a Porto
Corsini, allora agglomerato di poche case e
capanni palustri prospicienti l’imboccatura
del porto. La felice posizione permetteva,
avvistata la nave, di raggiungerla con la
propria vela in breve tempo; la bicicletta
accompagnava il pratico nel suo lavoro, in
quanto era l’unico mezzo capace di garantire
un veloce spostamento tra le banchine ed un
sicuro ritorno a casa.
All’inizio del
secolo l’arrivo del vaporino in legno
“Trieste” sostituì il piccolo rimorchiatore
“Ave” da 15 Cv, che già dal 1890 era adibito
al trasporto dei villeggianti dalla darsena
delle città a Porto Corsini.
L’uso delle
coppie di buoi per il traino delle
imbarcazioni declinò. La potenza trainante
dei rimorchiatori non era certo molto
superiore a quella dei poveri animali, ma
l’avvento della forza motrice a vapore
pareva garantire un servizio più sicuro.
Crebbe così il
traffico di zolfo, sassi sabbia, legna,
cemento e vino dall’Istria e dal nord e sud
d’Italia.
La darsena
degli anni antecedenti la Grande Guerra,
subì un lento ma ordinato ampliamento e
banchinamento. Si svilupparono lungo le
sponde del canale insediamenti industriali
di cui ne ricordiamo solo alcuni, quali la
Raffineria di Zolfo Almagià (1895), la
Fonderia di ghisa Rosetti (1907), l’Anonimo
Iutificio Romagnolo (1908).
Il canale così
concepito alla sua origine divenne cuore di
uno sviluppo industriale e commerciale che
avrebbe nel tempo mutato l’economia
cittadina.
La prima
guerra mondiale, pur arrecando lutti e
distruzione, non arrestò la crescita degli
insediamenti produttivi. Al riparo dalle
acque tranquille della Baiona, i
sommergibili, la flottiglia di torpediniere
e gli idrovolanti di stanza a Ravenna della
Regia Marina, trovarono assistenza e
ospitale rifugio.
Nel 1919 il
neocostituito Ente Autonomo del Porto ed il
Genio Civile, nonostante una stasi
accentuata del traffico commerciale e la
cronica mancanza di stanziamenti statali, si
prodigarono con lavori di escavo lungo il
canale al fine di migliorare la
navigabilità.
Nel 1923 al
solo Trombini si affiancò un secondo
Pratico. Entrambi vivevano a Porto Corsini:
le famiglie dei Pratici venivano informate
dell’imminente lavoro da svolgere dalle urla
d’avviso che i giovani marinai del
distaccamento militare di Marina di Ravenna,
immediatamente al di là delle sponde del
canale, solevano fare. Al vecchio
rimorchiatore “Trieste” si sostituiva il
“Gradenigo” (preda bellica della guerra
Italo-Turca nel 1920). Navi di tonnellaggio
crescente (da 2/3000 ton.) risalivano il
canale sino in darsena; l’ausilio dei
rimorchiatori di modesta potenza spesso non
era sufficiente ad attenuare le difficoltà
che la navigazione in canale e le manovre
per affrontare la curva presentavano. Le
dimensioni ridotte del canale radente, la
forte corrente, la limitata potenza dei
rimorchiatori e delle navi stesse,
richiedevano abilità ed esperienza; accadeva
che per poter completare con successo la
movra in curva fosse necessario distendere
un lungo cavo di tonneggio a terra.
L’operazione consisteva nel virare il cavo,
vincendo così la naturale difficoltà che
presentava l’ampia accostata. L’ausilio del
Pratico e della sua esperienza diveniva una
necessità inderogabile; peraltro la presenza
del Pratico a bordo evitava la sosta
all’ufficio della Dogana per espletare le
formalità d’arrivo ed ottenere la conferma
della banchina d’accosto.
Nel 1938, anno
in cui venne registrato il più alto volume
di traffico sino allora mai raggiunto
(500mila tonn. Di merci), i primi due
Pratici vennero sostituiti da tre nuovi
colleghi.
La seconda
guerra mondiale e le sue distruzioni
segnarono l’animo degli uomini e
modificarono la geografia del porto; furono
anni terribili ed il lutto colpì il gruppo
di Pratici di allora. Nel dopoguerra, nel
1945, iniziarono i lavori di ricostruzione
delle strutture portuali e di bonifica del
canale dalle mine e dalle ostruzioni
belliche. Il 28 settembre 1946, al fine di
garantire la sicurezza della navigazione nel
porto canale, divenuta ancor più difficile
dai numerosi cantieri di bonifica, il
Comando Militare Marittimo di Ravenna, per
decreto, rese temporaneamente obbligatorio
il servizio di pilotaggio per navi a vela
e/o motore di tsl. Superiore a 350 ton. e/o
con pescaggio superiore a 14’ (4,63 m.).
Nel settembre
1948, Visani Attilio, a seguito delle ferite
riportate nello schiacciamento tra una nave
e la pilotina, moriva tragicamente.
L’organico, salito a quattro Pratici durante
la guerra, si ridusse nuovamente a tre; le
vicende belliche ed i primi annia di pace,
segnavano così, in maniera profonda, la
nostra storia passata.
Il 15 giugno
1949 il Direttore Marittimo di Venezia
rendeva definitivamente obbligatorio il
servizio di pilotaggio cancellando la
temporaneità del precedente decreto.
Le prime navi
Liberty, pegno americano per la
ricostruzione, iniziavano a giungere nel
porto di Ravenna. Nel 1951 iniziavano i
lavori di costruzione della neonata
S.A.R.O.M. (Società Azionaria Raffinazione
Olii Minerali), in località San Vitale, dove
negli anni Quaranta era attivo un deposito
costiero di carburanti.
Il 28 marzo
1953, visto il crescente volume di traffico
e considerata l’oggettiva difficoltà del
pilotaggio nel porto di Ravenna, veniva
costituita con decreto del presidente della
Repubblica, la Corporazione dei piloti del
Porto. Nel gennaio dell’anno successivo
(07/01/54) i tre pratici divennero a tutti
gli effetti Piloti del porto con il
riconoscimento del grande impegno sino
allora profuso. Furono anni di grande
fervore e di crescita sociale e umana.
Nel 1955
iniziavano i lavori di istallazione di tre
linee sottomarine per la discarica del
greggio; l’anno seguente, veniva inaugurata
l’isola galleggiante “Sarom 1” ad esso
collegate: il nuovo impianto consentiva la
discarica di petroliere di grande pescaggio
e portata. Nel 1958 avranno inizio i lavori
di costruzione delle dighe foranee, oggi
caratteristica cospicua dell’imboccatura del
canale.
I piloti di
allora furono testimoni di grandi opere che
segnarono in maniera definitiva la storia
odierna del porto e dei suoi traffici. Nello
stesso anno ai tre Pratici esistenti si
affiancava il Com.te Filippo Dongiovanni,
primo capitano di lungo corso della
corporazione. Alla costruzione dello
stabilimento ANIC, agli scavi della zona San
Vitale e della darsena SAROM, si aggiunsero
gli investimenti di forze ed economie di
Imprenditori pubblici e privati.
La S.A.P.I.R.
(Società per Azioni del Porto Industriale di
Ravenna), la Famiglia Ferruzzi, per citare
le più conosciute, delinearono lo sviluppo
dei traffici commerciali dell’unico scalo
romagnolo.
L’aumento
dell’organico della Corporazione a sei
piloti e l’arrivo a Ravenna, di due
rimorchiatori da 500 cv, l’”Hector” e lo
“Stentor”, poi ribattezzati “Alberoni” e
“Corsini”, coincisero con un cambiamento
radicale del movimento portuale; infatti
nonostante la cronica inadeguatezza dei
fondali e delle dimensioni del canale,
iniziarono a manovrare con frequenza
periodica gli allibatori, mezzi privi di
organi di propulsione, usati per alleggerire
navi in pescaggio e navi portarinfuse dalle
dimensioni e stazze crescenti.
Solo in un
secondo tempo iniziarono lavori di
allargamento dell’imboccatura dei moli
guardiani da 32 a78 metri e di escavo del
bacino di evoluzione dei Trattaroli, dove
navi da 200 metri ed oltre manovravano per
l’uscita in mare. I lavori di parziale
illuminazione del canale, l’inaugurazione
della darsena da San Vitale e del terminale
container della Setramar, nei primi anni
settanta, modificarono ulteriormente le
caratteristiche del traffico portuale.
Alle navi
tradizionali si alternarono le navi
portacontainer, che determinarono non solo
problematiche di manovra differenti, ma,
soprattutto esigenze commerciali più
esasperate. A tal fine si adeguava il
regolamento accosti alle necessità
dell’utenza, consentendo a navi di
determinate dimensioni, la navigazione
durante le ore notturne.
Nel 1971 con
un’ordinanza della Capitaneria di Porto si
elevava il limite del pescaggio massimo
consentto a 28’ (8,53 m.).
A metà degli
anni Settanta, il porto di Ravenna venne
riclassificato porto di prima categoria, sia
per l’importanza dei suoi traffici, sia per
la difficoltà di pilotaggio. L’organico
aumentò a undici piloti; furono costruite
nuove pilotine, e la stazione piloti si
stabilì nell’attuale edificio del faro di
Marina di Ravenna. Il crescente utilizzo e
la capillare diffusione dei
ricetrasmettitori portatili VHF,
permettevano il definitivo abbandono, da
parte della stazione segnali (oggi stazione
militare radar) dell’uso dei segnali diurni
costituiti da palloni e coni neri posti
verticalmente ed orizzontalmente con cui si
indicavano le condizioni di traffico e di
corrente in canale.
Nel 1984, la
stazione piloti inaugurò il primo impianto
radar anticollisione portuale in Italia.
Alla fine dello stesso decennio furono
completati i lavori per la costruzione del
terminale ENEL utilizzato per rifornire la
centrale di Porto Tolle e la nuova area
portuale della Nadep.
Dal 1995 la
neo costituita Autorità Portuale ha impresso
una rapida evoluzione nei lavori di
ampliamento, approfondimento e di
ridefinizione delle linee di sponda del
canale e dell’avamporto. Tali lavori, in
particolare quelli di drenaggio, hanno
consentito all’Autorità Marittima di
definire il nuovo regolamento accosti nel
Dicembre 2001 |